07 Dic Il metodo Evocea
Tra le opere più conosciute che hanno saputo unire sapienza e religione, la Divina Commedia, ha una caratteristica fondamentale: non si trovano peccati, ma solo peccatori. Il concetto di peccato, cosi come lo intendiamo noi è assente, significativamente ignorato. Perché? La risposta la possiamo trovare nella trama sottile dei quattro livelli di lettura (letterale, allegorico, morale ed anagogico) ed interpretazione racchiusi in quest’opera così seminale. Già in quello allegorico troviamo, nell’Inferno, un orda di personaggi che scontano le scelte fatte in vita, da cui il lettore trae insegnamenti utili nella propria vita, ma è nella chiave di lettura anagogica che dreniamo davvero il senso profondo di ciò che il poeta voleva dirci. Dante ci informa in maniera sottile, ma assolutamente efficace, che l’unico vero peccato che possiamo commettere è il non seguire la strada indicata dalla propria Anima, nel suo caso impersonificata da Beatrice. Noi di fatto non nasciamo, ma fluiamo, di vita in vita ritrovandoci sempre alle prese con sfide da affrontare con i talenti.
Non accettare la chiamata, quindi, l’ispirazione che arriva dalla parte più recondita del nostro essere è il vero aborto, la vera sventura, la maggior disgrazia che ci possa capitare. In diversi momenti della vita sentiamo il bisogno di slegarci dai fardelli e compiere l’opera che dentro di noi vuole compiersi.
Se non siamo allineati con l’intento della nostra Anima tutto questo non si compie, tutto diviene pesante, doloroso, spesso inconcepibile e soprattutto inutile nei confronti del fine evolutivo della nostra esistenza. Per citare dei versi di Vasco in “Portatemi Dio”: “….gli voglio raccontare di una vita che ho vissuto e che non ho capito, a cosa è servito, che cosa è cambiato, anzi, e adesso cosa ho guadagnato..!”.
E torniamo all’Anima, a questa entità che alberga in noi e che gioca, si gioca con noi, con il mondo, come solo un Dio immortale sa fare, come tutti gli Dei hanno sempre fatto con noi uomini. Lei non ha la dimensione del tempo, è “sempre”, vuole solo imparare, si attrezza, si veste dei vari oggetti, dei talenti, che le serviranno per la vita fisica che lei vivifica, di incarnazione in incarnazione, per fare quel tipo esatto di esperienza. Sceglie l’albero genealogico dove incastonarsi, quello più adatto alle tematiche che vuole esperire e poi, si veste del corpo. Mentre lei gioca, noi, viviamo nel suo tempio, il corpo.
Qui c’è una cosa da chiarire molto bene una volta per tutte: nessuno può aiutare nessuno…
Molti volenterosi si offrono per aiutare a lavorare sull’anima, attraverso tecniche di ogni tipo e provenienti da ogni parte del mondo. Solo l’Anima può realmente scegliere di guarire ed intraprendere il giusto cammino iniziatico.
L’anima ha il potenziale e le piene capacità per elevarsi da sola, senza indugi e sostegni: deve solo essere messa in grado di dialogare con la parte viva ed incarnata dell’essere umano. Il dialogo, l’ascolto, la consapevolezza e la fiducia nei propri mezzi e nella propria parte spirituale è ciò che può realmente liberare le energie della consapevolezza e far giungere ciascuno di noi a vette assolutamente impensabili per le persone che non hanno attivato questa connessione.
Aldo Carotenuto, uno dei più grandi psicologi italiani, parlava di “valigie”: quelle che i nostri genitori ci affidano quando cresciamo e che rappresentano il lascito genealogico, con tutto il carico di aspettative e di doveri che la nostra famiglia ci regala.
Poi, però, ad un certo punto della nostra vita, quelle valigie saranno sempre più ingombranti e non ci permetteranno di caricare le nostre valigie, quelle che contengono i nostri desideri, aspettative, speranze e sogni.
Ad un certo punto della nostra vita dobbiamo scegliere, teniamo quelle dei nostri familiari o ci carichiamo le nostre.
Dobbiamo tradire, per forza: o le aspettative che i genitori hanno riposto in noi o il nostro progetto di vita personale.
Questo avviene sempre, perché ciascuno ha un percorso animico assolutamente personale e personalizzato.
Nel proprio percorso personale non sarà richiesto il tagliare i rapporti con i propri cari.